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  • Gotica

    venerdì, 17.08.2012

    “Le nebbie scure del brutto tempo si chiudano pure alle nostre spalle. Ormai Gotica è lassù, a destra. Una cattedrale perfetta, un romanzo avvincente. Una linea di confine sulla Montagna di Nessuno. Il segreto per vincere il ricatto di tante aspettative è stato lasciarsi ammaliare dalla fatica. Dalla paura di volare accendendosi come fiammiferi. Metri e passi senza ritorno.”

    Così scriveva Matteo Rivadossi su Planetmountain l’anno scorso a settembre per raccontare la sua ultima creazione con Giorgio Mauri in quel gioiello ancora poco frequentato della Val Salarno. Il suo racconto aveva stuzzicato il mio appetito, poi dopo aver letto anche la storia di Andrea Guerzoni che ne aveva fatto la prima ripetizione con Andrea Facchetti e che aveva confermato la bellezza assoluta dell’itinerario la voglia di andare a dare un occhiata di prima persona è cresciuta ancora di più. Giovedì 26 luglio sono con Flavio Crespi sul sentiero che porta verso il Cornetto di Salarno, beviamo un tè al rifugio Prudenzini e proseguiamo verso la “cattedrale perfetta” di Matteo. Non siamo soli, dietro di noi ci sono altri due scalatori, sono Dario Sandrini che quest’inverno ha fatto la prima ripetizione di Dott. Gore sempre in compagnia del “Guerza” e Carlo Codenotti.

    Attacchiamo le prime placche di aderenza, e anche se i gradi non sono alti, devo arrampicare sempre bello concentrato, un po’ perché non sono a mio agio su questi liscioni, un po’ per le caviglie inchiodate e un po’ per non accendermi come un fiammifero, come diceva l’amico prima. La chiodatura è sempre bella allegra per tutto l’itinerario quindi procediamo abbastanza lenti, rallentati anche da qualche tratto bagnato dopo il temporale della notte. Dario, particolarmente a suo agio su queste placche e Carlo ci sono sempre alle calcagna e passano la giornata chiacchierando con Flavio ad ogni sosta.

    Riesco a salire tutti i tiri a vista, confermando le difficoltà date da Matteo, ma i numeri non rendono minimamente giustizia a questa via, che secondo me è  impegnativa, dove in molti tiri è veramente vietato cadere, e se fai una scelta sbagliata anche tornare indietro arrampicando può essere un bel problema. Finisco per fare i miei complimenti a Matteo per questo bell’itinerario di grande logicità e sopratutto per la costanza e l’etica di non usare il trapano per piantare i 58 spit (23 alle soste).