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	<title>Cristian Brenna &#187; Alpinismo</title>
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		<title>I segreti di Naica</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Sep 2012 15:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cordata vincente non si cambia, quindi altro giro e altro regalo, questa volta dalla Val Miller. Dopo aver risalito le oramai famose scale che prendono il nome dalla valle, l&#8217;irrinunciabile sosta da Domenica al Rif. Gnutti risaliamo l&#8217;ultimo pendio che in tre ore ci porta alla base delle torri del Miller. Qui Paolo Amadio e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cordata vincente non si cambia, quindi altro giro e altro regalo, questa volta dalla Val Miller. Dopo aver risalito le oramai famose scale che prendono il nome dalla valle, l&#8217;irrinunciabile sosta da Domenica al Rif. Gnutti risaliamo l&#8217;ultimo pendio che in tre ore ci porta alla base delle torri del Miller. Qui Paolo Amadio e soci hanno chiodato delle bellissime vie su un granito da favola (qui su <a href="http://www.adamellothehumantouch.it" target="_blank">adamellothehumantouch</a> trovate tutte le relazioni).  <a href="/wp-content/uploads/2012/08/2012-08-07-13.24.20.jpg" rel="lightbox[559]" title="Flavio su L2"><img class="aligncenter size-medium wp-image-561" title="Flavio su L2" src="/wp-content/uploads/2012/08/2012-08-07-13.24.20-333x500.jpg" alt="" width="333" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi abbiamo deciso di ripetere I segreti di Naica, una via plasir su roccia superlativa. La via è molto varia e molto bella, i tiri si susseguono uno più bello dell&#8217;altro, tra placche un po&#8217; da spalmare, diedri e fessure, la chiodatura è a spit sulle placche e da integrare con friend lungo le fessure dove è possibile proteggersi, donando comunque qualche passo dove occorre avere un po&#8217; di decisione, con una difficoltà massima che si aggira attorno al VI° grado. Dalla cima si ha una bella visuale su tutto il gruppo dell&#8217; Adamello. In totale 8 tiri di grande godimento.<a href="/wp-content/uploads/2012/08/2012-08-07-15.28.39.jpg" rel="lightbox[559]" title="Panorama Val Miller"><img class="aligncenter size-medium wp-image-562" title="Panorama Val Miller" src="/wp-content/uploads/2012/08/2012-08-07-15.28.39-500x375.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a> <a href="/wp-content/uploads/2012/08/2012-08-07-13.24.20.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">Le ottime soste a spit con anello permettono poi una veloce discesa fino all&#8217;attacco, poi di nuovo giù per la rampa un po&#8217; spacca gambe fino alla piana che ci riporta al  Rif. Gnutti per un meritato spuntino, prima di fare ritorno alla macchina. Se volete ripetere una di queste vie o avere maggiori informazioni non esitate a contattarmi.<a href="/wp-content/uploads/2012/08/2012-08-07-15.16.44.jpg" rel="lightbox[559]" title="Flavio su L6"><img class="aligncenter size-medium wp-image-563" title="Flavio su L6" src="/wp-content/uploads/2012/08/2012-08-07-15.16.44-500x396.jpg" alt="" width="500" height="396" /></a></p>
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		<title>Gotica</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Aug 2012 21:41:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Le nebbie scure del brutto tempo si chiudano pure alle nostre spalle. Ormai Gotica è lassù, a destra. Una cattedrale perfetta, un romanzo avvincente. Una linea di confine sulla Montagna di Nessuno. Il segreto per vincere il ricatto di tante aspettative è stato lasciarsi ammaliare dalla fatica. Dalla paura di volare accendendosi come fiammiferi. Metri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Le nebbie scure del brutto tempo si chiudano pure alle nostre spalle. Ormai Gotica è lassù, a destra. Una cattedrale perfetta, un romanzo avvincente. Una linea di confine sulla Montagna di Nessuno. Il segreto per vincere il ricatto di tante aspettative è stato lasciarsi ammaliare dalla fatica. Dalla paura di volare accendendosi come fiammiferi. Metri e passi senza ritorno.&#8221;<a href="/wp-content/uploads/2012/08/imgp2940.jpg" rel="lightbox[538]" title="Cornetto di Salarno - Foto A. Guerzoni"><img class="aligncenter size-medium wp-image-553" title="Cornetto di Salarno - Foto A. Guerzoni" src="/wp-content/uploads/2012/08/imgp2940-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Così scriveva Matteo Rivadossi su <a href="http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&amp;keyid=38905#" target="_blank">Planetmountain</a> l&#8217;anno scorso a settembre per raccontare la sua ultima creazione con Giorgio Mauri in quel gioiello ancora poco frequentato della Val Salarno. Il suo racconto aveva stuzzicato il mio appetito, poi dopo aver letto anche la storia di Andrea Guerzoni che ne aveva fatto la prima ripetizione con Andrea Facchetti e che aveva confermato la bellezza assoluta dell&#8217;itinerario la voglia di andare a dare un occhiata di prima persona è cresciuta ancora di più. Giovedì 26 luglio sono con Flavio Crespi sul sentiero che porta verso il Cornetto di Salarno, beviamo un tè al rifugio Prudenzini e proseguiamo verso la &#8220;cattedrale perfetta&#8221; di Matteo. Non siamo soli, dietro di noi ci sono altri due scalatori, sono Dario Sandrini che quest&#8217;inverno ha fatto la prima ripetizione di Dott. Gore sempre in compagnia del &#8220;Guerza&#8221; e Carlo Codenotti.<a href="/wp-content/uploads/2012/08/Val_Salarno__2_1.jpg" rel="lightbox[538]" title="L1 - Foto C. Codenotti"><img class="aligncenter size-medium wp-image-555" title="L1 - Foto C. Codenotti" src="/wp-content/uploads/2012/08/Val_Salarno__2_1-500x375.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Attacchiamo le prime placche di aderenza, e anche se i gradi non sono alti, devo arrampicare sempre bello concentrato, un po&#8217; perché non sono a mio agio su questi liscioni, un po&#8217; per le caviglie inchiodate e un po&#8217; per non accendermi come un fiammifero, come diceva l&#8217;amico prima. La chiodatura è sempre bella allegra per tutto l&#8217;itinerario quindi procediamo abbastanza lenti, rallentati anche da qualche tratto bagnato dopo il temporale della notte. Dario, particolarmente a suo agio su queste placche e Carlo ci sono sempre alle calcagna e passano la giornata chiacchierando con Flavio ad ogni sosta.<a href="/wp-content/uploads/2012/08/Val-Salarno1.jpg" rel="lightbox[538]" title="Val Salarno"><img class="aligncenter size-medium wp-image-556" title="Val Salarno" src="/wp-content/uploads/2012/08/Val-Salarno1-375x500.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Riesco a salire tutti i tiri a vista, confermando le difficoltà date da Matteo, ma i numeri non rendono minimamente giustizia a questa via, che secondo me è  impegnativa, dove in molti tiri è veramente vietato cadere, e se fai una scelta sbagliata anche tornare indietro arrampicando può essere un bel problema. Finisco per fare i miei complimenti a Matteo per questo bell&#8217;itinerario di grande logicità e sopratutto per la costanza e l&#8217;etica di non usare il trapano per piantare i 58 spit (23 alle soste).</p>
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		<title>Tempo di classiche</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 18:43:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alpinismo]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;estate è un bel periodo per gironzolare per monti, belle giornate, sole caldo e luce fino a tardi rende questa stagione propizia a passare tanto tempo in giro per pareti, rifugi e vallate. Così oggi vi voglio parlare di qualche bella salita fatta durante il mese di Agosto, così che se a Settembre, mese ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;estate è un bel periodo per gironzolare per monti, belle giornate, sole caldo e luce fino a tardi rende questa stagione propizia a passare tanto tempo in giro per pareti, rifugi e vallate. Così oggi vi voglio parlare di qualche bella salita fatta durante il mese di Agosto, così che se a Settembre, mese ancora ideale a girar per montagne, avete voglia di fare una di queste salite potete farmi un pronto. </p>
<p style="text-align: justify;">Cominciamo col Campanil Basso cima d&#8217;eccellenza delle conosciutissime Dolomiti di Brenta, qui con Massimo e Fabio abbiamo salito lo &#8220;Spallone Graffer&#8221;, il capolavoro di Giorgio Graffer, alpinista e aviatore italiano della Regia Aereonautica durante la seconda guerra mondiale. La sua carriera alpinistica fù di poche ma rilevanti ascensioni in piena epopea del VI grado e le sue vie sono passaggi fondamentali nella storia dell&#8217;alpinismo dolomitico.  La via sullo spallone è stata aperta insieme a Antonio Miotto compagno di accademia aereonautica, Giorgi Graffer era solito arrampicare a piedi scalzi nei tratti più difficili delle vie, e come raccontato nel libro  &#8220;Il Campanile Basso &#8211; Storia di una montagna&#8221; di Marino Stenico e Gino Callin, parlando con Renzo Videsott gli disse che solo sullo Spallone aveva arrampicato scalzo per più tratti, facendo intendere le grandi difficoltà che aveva superato. Inutile aggiungere che questa via merita di essere ripetuta, ed ancora oggi a distanza di quasi ottant&#8217;anni resta un itinerario di grande soddisfazione e mai banale.<a href="/wp-content/uploads/2011/09/Spallone-Graffer.jpg" rel="lightbox[463]" title="Spallone Graffer"><img class="aligncenter size-medium wp-image-465" title="Spallone Graffer" src="/wp-content/uploads/2011/09/Spallone-Graffer-500x375.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Sempre con Massimo siamo di nuovo in Vallesinella, questa volta però ci dirigiamo sul primo spigolo della Corna Rossa per ripetere la Detassis-Vidi, che Castiglioni nella sua guida descrive cosi: &#8220;Bella salita su ottima roccia verticale e aerea che garantisce passaggi in completa esposizione. Linea logica che mantiene costantemente lo spigolo fino alla cima. Si tratta di una via molto frequentata, sia in passato sia nel presente vista la comodità d’accesso che è garantita dalla vicinanza a Vallesinella e agli impianti del Grostè. Questo spigolo si presenta ben attrezzato con passaggi non banali che regalano delle belle soddisfazioni, anche date dal fatto che si svolgono in un ambiente di montagna che si è mantenuto integro, malgrado la vicinanza “alle comodità“. I chiodi “non sono mai troppi” ma sufficienti sui passaggi più impegnativi. Malgrado la descrizione di alcune guide con gradazioni inferiori, la via offre più di qualche passaggio valutabile di quinto grado.&#8221; <a href="/wp-content/uploads/2011/09/Cimon-della-Bagozza.jpg" rel="lightbox[463]" title="Cimon della Bagozza"><img class="aligncenter size-medium wp-image-466" title="Cimon della Bagozza" src="/wp-content/uploads/2011/09/Cimon-della-Bagozza-500x375.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche giorno prima però abbiamo visitato una montagna abbastanza dimenticata dal giro degli alpinisti, Il Cimon della Bagozza, col suo bello spigolo esposto a nord visibile già da Schilpario. Qui c&#8217;è una via forse ancora poco conosciuta se non dagli alpinisti della bergamasca e bresciana del mitico Riccardo Cassin, aperta in compagnia di Aldo Frattini e Rodolfo Varallo l&#8217;8 luglio del 1934. La via regala un&#8217;arrampicata di soddisfazione alternando fessure a diedri, strapiombi a placche. &#8220;La friabilità della roccia, la chiodatura vetusta e l&#8217;esposizione a nord fanno di questo itinerario una via decisamente impegnativa in grado di &#8220;regalare&#8221; un&#8217;esperienza alpinistica notevole a chi la ripete.&#8221; Questo è quello che ho trovato scritto in una relazione, e anche per noi visto la giornata particolarmente fredda non è stata da meno.  Riccardo invece racconta così nel suo libro &#8220;Capocordata&#8221; il tiro chiave della via, come al solito con poca retorica e tanta sostanza: &#8220;Scrutando, intravediamo un possibile passaggio: mi abbasso seguendo una spaccatura su parete liscia, in esposizione completa, ed entro in un piccolo colatoio. Anche questa volta trovo la traccia di un precedente tentativo: un chiodo con anello di corda segna il punto dove ebbe termine. Uno sguardo in su mi da la spiegazione della rinuncia: il colatoio sale verso sinistra e in alto si perde in una parete priva di appigli. E&#8217; li che non si passa, ed è li che devo passare. Raggiunto con dure manovre quel punto, trovo una piccola fessura che piega ancora verso sinistra e mi conduce, a prezzo di due ore di fatiche ininterrotte, sino a una piazzola di sosta.&#8221;  <a href="/wp-content/uploads/2011/09/Allinizio-del-tiro-chiave-Cimon-della-Bagozza.jpg" rel="lightbox[463]" title="All'><img class="aligncenter size-medium wp-image-467" title="All'inizio del tiro chiave, Cimon della Bagozza" src="/wp-content/uploads/2011/09/Allinizio-del-tiro-chiave-Cimon-della-Bagozza-375x500.jpg" alt="" width="375" height="500" /></a></p>
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		<title>Selezioni</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 20:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alpinismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tarlo mi girava già da un po&#8217; nella testa, gli amici mi incitavano a provarci, e le guide che conosevo anche. Durante l&#8217;inverno del 2007 ho deciso che avrei potuto tentarci, quindi mi sono messo testa bassa per cercare di migliorare dove ero più lacunoso. Ho passato gli ultimi tre inverni a sciare il più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il tarlo mi girava già da un po&#8217; nella testa, gli amici mi incitavano a provarci, e le guide che conosevo anche. Durante l&#8217;inverno del 2007 ho deciso che avrei potuto tentarci, quindi mi sono messo testa bassa per cercare di migliorare dove ero più lacunoso. Ho passato gli ultimi tre inverni a sciare il più possibile, per migliorare la mia tecnica; fatto tanto scialpinismo, cascate di ghiaccio, goulotte e qualche classica di arrampicata in giro per le alpi.<a href="/wp-content/uploads/2009/06/portrait.jpg" rel="lightbox[321]" title="portrait"><img class="aligncenter size-medium wp-image-370" title="portrait" src="/wp-content/uploads/2009/06/portrait-500x333.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A Bormio eravamo una cinquantina di persone alla selezione per Aspiranti Guida Alpina, dalla prossima settimana io, Davide, Nicola, Francesco, Alberto, Michele, Paolo, Giorgio, Bruno, Massimo e Ruggero comincereno questa nuova avventura. Cristian</p>
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		<title>Miyar Valley &#8211; Via fiamme Gialle</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Aug 2008 19:20:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo qualche giorno di acclimatamento speso al campo base, io e Mox decidiamo di partire per un tour esplorativo nella Jangpar Valley, visto che non abbiamo nessuna informazione e non sappiamo cosa aspettarci decidiamo di fare un primo giro esplorativo per scattare qualche foto, valutare gli avvicinamenti, e poi una volta ritornati al campo base [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo qualche giorno di acclimatamento speso al campo base, io e Mox decidiamo di partire per un tour esplorativo nella Jangpar Valley, visto che non abbiamo nessuna informazione e non sappiamo cosa aspettarci decidiamo di fare un primo giro esplorativo per scattare qualche foto, valutare gli avvicinamenti, e poi una volta ritornati al campo base prepararci alla salita vera e propria. Dopo aver risalito buona parte della Miyar valley, quello che si presenta davanti ai nostri occhi è davvero un panorama mozzafiato, una valle veramente grande che si divide in due rami con pareti e montagne che aspettano solo di essere salite. Purtroppo la morena che dobbiamo superare è infinita, e dopo otto ore di cammino, decidiamo di lasciare il materiale che ci siamo portati sotto un sasso, per tornare al campo base con un buon materiale fotografico per decidere quale montagna affrontare.<a href="/wp-content/uploads/2008/08/Cristian-in-azione.jpg" rel="lightbox[234]" title="Cristian in azione"><img class="size-full wp-image-297 alignnone" title="Cristian in azione" src="/wp-content/uploads/2008/08/Cristian-in-azione.jpg" alt="" width="400" height="600" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo la nostra prima scelta è caduta sull’unica montagna che era già stata salita quindi ci siamo concentrati su un bellissimo pilastro situauto al centro della valle nel punto dove si divide. Il tempo però non è della nostra, e dobbiamo rassegnarci a passare le giornate cazzeggiando attorno al campo base, con l’unica possibilità di andare a fare qualche blocco tra uno scroscio di pioggia e l’altro. Martedì nove finalmente il barometro segna bel tempo, con Mox dopo esserci caricati 35Kg a testa sulle spalle, partiamo per lo Jangpar, con tutto il materiale e cibo per circa una settimana, dopo otto ore di cammino siamo di nuovo sull’infinita morena, e per ricompensa della fatica fatta non troviamo il materiale lasciato qua una settimana prima, all’inizio siamo ottimisti, pensando di essere troppo stanchi per orientarci su quell’infinità di sassi, con la notte in arrivo decidiamo di bivaccare sicuri che l’indomani recupereremo il resto del materiale. Dopo una fredda notte partiamo alla ricerca del materiale, gira e rigira, ma il risultato è sempre lo stesso “nothing”, troviamo invece una grossa frana, e anche se ci sembra impossibile dobbiamo rassegnarci a credere che il nostro materiale è sepolto li da qualche parte. Orecchie basse e morale sotto i piedi, ci fanno girare i tacchi e tornare al cb a prendere il materiale che ci manca. Arriviamo al cb per cena, con la certezza che il giorno dopo lo avremmo dedicato al riposo, ritrovare la motivazione e caricare le batterie. Venerdì mattina siamo di nuovo in pista, arriviamo al secondo deposito, proseguiamo sulla morena e verso fera finalmente mettiamo piede sullo Jangpar Glacier, cerchiamo un posto sicuro e abbastanza asciutto per montare la tenda che servirà da campo base avanzato. Dopo una bella dormita passiamo la giornata di sabato a trasportare il materiale dal deposito alla nostra nuova dimora. La sera dopo un ottima cena a base di polenta e travel lunch decidiamo di ridimensionare il nostro progetto, abbiamo già perso quattro giorni, il barometro comincia a scendere, e noi siamo praticamente costretti a cercare una linea più abbordabile che possa essere salita in giornata. La futura “Cima Fiamme Gialle” è li che ci guarda, è la prima parete che abbiamo davanti ai nostri occhi, e prima che il sole tramonti definitivamente la studiamo per bene col binocolo, individuando la probabile linea di salita.<a href="/wp-content/uploads/2008/08/Mox-in-azione.jpg" rel="lightbox[234]" title="Mox in azione"><img class="size-full wp-image-298 alignnone" title="Mox in azione" src="/wp-content/uploads/2008/08/Mox-in-azione.jpg" alt="" width="400" height="600" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Alle quattro del mattino siamo nuovamente in pista, dopo un paio d’ore di cammino attacchiamo il pilastro con i primi raggi di sole, a parte il primo tiro su roccia di dubbia qualità, il resto della salita avviene su un granito da favola, con grossi “Knob” vicino alle fessure che rendono l’arrampicata facile ed estremamente piacevole. A parte un sasso che ci rovina una corda proseguiamo fino in cima senza particolari intoppi, giungendo finalmente in vetta verso le cinque del pomeriggio del 14 Settembre. Dopo le solite foto e festeggiamenti di rito iniziamo la discesa cercando di essere abbastanza veloci, visto che all’orizzonte delle grosse nubi avanzano ad una velocità pazzesca. Prima di arrivare alla cengia che si trova più o meno a tre quarti di parete, come da protocollo della montagna ci troviamo in mezzo ad una bufera di neve, con visibilità prossima allo zero e vento “patagonico”. Sbagliamo una doppia, non ci sentiamo dal troppo vento e nel giro di dieci minuti siamo nella merda..</p>
<p style="text-align: justify;">Proviamo ad allestire un bivacco, ma dopo un oretta capiamo che è meglio scendere piuttosto che aspettare la mattina, abbiamo poco materiale e ci arrangiamo come meglio possiamo, intanto per fortuna il tempo comincia a migliorare facendoci intravedere dove siamo andati a finire, così capiamo che siamo scesi troppo a destra rispetto alla linea di salita. Col materiale quasi finito continuiamo a scendere, per qualche tiro calo Mox col pesante saccone, lui passa qualche protezione e io scendo poi arrampicando. Alle sette del mattino dopo ventisette ore continue di arrampicata siamo nuovamente nel sacco a pelo, beviamo un litro di caffè e latte solubile a testa e ci addormentiamo distrutti. La giornata di sabato la passiamo a sistemare il materiale e facendo un’altra passeggiata all’attacco della via per recuperare uno zaino che avevamo lasciato all’attacco. Domenica con calma prepariamo i sacconi e cominciamo il lungo rientro verso il cb, con la fortuna che Bruno e un paio di portatori ci sono venuti incontro per darci una mano col materiale e allegerire i nostri sempre pesanti sacconi. Al campo base dopo un paio di giorni di relax comincia nuovamente a nevicare, così dopo un mesto tentativo di trasportare del materiale verso un pilastro a sud del Mahindra, decidiamo di impacchettare tutto e chiudere le trasmissioni con la Miyar Valley. Per concludere io e Mox volevamo ringraziare la Guardia di Finanza per averci dato la possibilità di fare la cosa che più ci piace in un posto remoto come la Miyar Valley..arrampicare.<a href="/wp-content/uploads/2008/08/DSCN0629-copia.jpg" rel="lightbox[234]" title="In vetta"><img class="size-full wp-image-299 alignnone" title="In vetta" src="/wp-content/uploads/2008/08/DSCN0629-copia.jpg" alt="" width="600" height="400" /></a></p>
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		<title>Insieme a Hervé Barmasse sul Cerro Piergiorgio</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Mar 2008 15:26:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ecco l&#8217;intervista doppia pubblicata su planetmountain Intervista di &#8220;coppia&#8221; ad Hervé Barmasse e Cristian Brenna dopo la loro prima salita del 8/2/2008 sulla parete Nord Ovest del Cerro Piergiorgio (Patagonia) lungo la nuova via &#8220;La Routa de l&#8217;Hermano&#8221; (950m, 6b+ A3 ED+). Erano anni che quella parete, la nord ovest del Cerro Piegiorgio, era tentata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco l&#8217;intervista doppia pubblicata su <a href="http://www.planetmountain.com" target="_blank">planetmountain</a></p>
<p>Intervista di &#8220;coppia&#8221; ad Hervé Barmasse e Cristian Brenna dopo la loro prima salita del 8/2/2008 sulla parete Nord Ovest del Cerro Piergiorgio (Patagonia) lungo la nuova via &#8220;La Routa de l&#8217;Hermano&#8221; (950m, 6b+ A3 ED+). Erano anni che quella parete, la nord ovest del Cerro Piegiorgio, era tentata e ritentata per trovare la via di salita al centro del suo cuore. Una lunga storia che ha &#8220;dannato&#8221; molti alpinisti lecchesi e non, a cominciare dal Ragno di Lecco per antonomasia Casimiro Ferrari. E che sia nel 2005 sia nel 2006 aveva resistito ai tentativi di un forte gruppo di alpinisti italiani (tra cui Gianluca Maspes e lo stesso Hervé Barmasse). Ora, e precisamente l&#8217;8/02/2008, a sciogliere gli enigmi ci hanno pensato la guida valdostana Hervé Barmasse e il finanziere, nonché Ragno di Lecco e &#8220;boss&#8221; dell&#8217;arrampicata sportiva in gara e non, Christian Brenna.<a href="/wp-content/uploads/2009/03/patagoniabernasconi.jpg" rel="lightbox[1]" title="patagoniabernasconi"><img class="aligncenter size-full wp-image-199" title="patagoniabernasconi" src="/wp-content/uploads/2009/03/patagoniabernasconi.jpg" alt="patagoniabernasconi" width="600" height="450" /></a></p>
<p>Una &#8220;strana coppia&#8221; che deve il colpo di mano su una delle più grandi parete patagoniche ancora inviolate anche a Giovanni Ongaro e a Mario Conti. Il primo colpito alle mani da una &#8220;valanga&#8221; di ghiaccio mentre con Hervé e Cristian tentatava la cima ha dovuto tornare a casa anzitempo, mentre il secondo (l&#8217;inesauribile Mario) non ha smentito la sua fama di alpinista (e uomo) silenzioso ma di estrema sostanza. Sia detto tra parentesi: Mario Conti è forse uno degli alpinisti meno celebrati in assoluto nonostante vanti un&#8217;esperienza alpinistica da urlo, basti solo citare la prima sulla ovest del Cerro Torre e spedizioni come quella del Lhotse (con Cassin, Messner e compagnia).</p>
<p>Il blitz di Hervé e Cristian ha fruttato una via (su roccia poco raccomandabile) che corre proprio al centro della immensa Nord Ovest. &#8220;La Routa de l&#8217;Hermano&#8221; supera i 950m di parete con uno sviluppo di 1150m per 29 lunghezze e una difficoltà di 6b+ A3 ED+, più come ci hanno detto Hervé e Christian circa 1110&#8230; &#8220;maledizioni&#8221;&#8230;<a href="/wp-content/uploads/2009/03/piergiorgio1barmasse.jpg" rel="lightbox[1]" title="piergiorgio1barmasse"><img class="aligncenter size-full wp-image-200" title="piergiorgio1barmasse" src="/wp-content/uploads/2009/03/piergiorgio1barmasse.jpg" alt="piergiorgio1barmasse" width="400" height="533" /></a></p>
<p>Ecco in una speciale intervista &#8220;doppia&#8221; curiosità, impressioni e molto altro direttamente dai due protagonisti:</p>
<p><strong>Dunque la &#8220;porcaccia&#8221;, alias il Cerro Piergiorgio, è domato&#8230; dite la verità: ve lo spettavate proprio così il lieto fine?<br />
</strong><em><strong>Cristian:</strong> </em>No, ci aspettavamo di arrivare in cima con il sole o almeno di giorno per poterci godere la vetta per alcuni minuti.<br />
<em><strong>Hervé:</strong> </em>Senza Giovanni sapevamo benissimo che tutto sarebbe stato più difficile e il pensiero di incorrere in un altro incidente ci ha spronato a chiudere velocemente la partita. Senza contare che la grande finestra di bel tempo stava per terminare.</p>
<p><strong>Da fuori sembrate proprio un&#8217;insolita coppia: Hervé ovvero l&#8217;alpinista-telecronista nonché Guida alpina figlio d&#8217;arte insieme a Cristian che fino all&#8217;altro ieri s&#8217;è &#8220;mangiato&#8221; quintali di plastica (in gara e non) e sapeva a malapena, o forse non sapeva proprio, cos&#8217;è il sacro fuoco dell&#8217;alpinismo&#8221;&#8230; è un impressione o è tutto vero?</strong><br />
<strong><em>Hervé:</em> </strong>probabilmente l&#8217;essere così diversi ha creato la giusta miscela per riuscire in questa parete dove tutti avevano fallito.<br />
<strong><em>Cristian: </em></strong>comunque non era la prima volta che andavamo in montagna assieme. Oltre all&#8217;esperienza dell&#8217;anno scorso sempre qui in Patagonia, ci siamo sopportati in Pakistan per due mesi e anche lì abbiamo detto la nostra.</p>
<p><strong>Per la serie chi vede chi e come&#8230; volete farvi un piccolo ritratto l&#8217;uno con l&#8217;altro?</strong><br />
<strong><em>Hervé: </em></strong>Cristian per essere uno che arriva dalla plastica presenta tutte le caratteristiche di un alpinista vero, ama far fatica e lamentarsi poco e &#8220;tira&#8221; grandi bestemmie.<br />
<strong><em>Cristian:</em></strong> Hervé, come ogni bravo giovane alpinista che si rispetti dice una marea di cazzate, però quando le cose si fanno serie mette giù la schiena bassa e diventa un vero motivatore per il gruppo.<br />
<strong><br />
A dirla tutta ci sarebbe da mettere in conto anche Giovanni Ongaro (ovvero l&#8217;alpinista sfortunato) e Mario Conti (l&#8217;alpinista di sempre)&#8230; eravate un bel strano poker&#8230; sapete descriverlo da &#8220;dentro al gruppo&#8221;&#8230; cominciando con Mario?<br />
<em>Hervé</em>:</strong> Ogni spedizione ha un leader, lui ci ha sempre lasciato fare, decidere, non ci ha mai dato ordini ma non ci ha mai fatto perdere di vista il nostro obiettivo.<br />
<strong><em>Cristian:</em> </strong>Su di lui si vociferava che fosse un dittatore, poco incline a discutere, con la frusta sempre pronta a spronare una nuova generaione di alpinisti fanulloni. Ma non è così. Ci è stato sempre di grande aiuto.</p>
<p><strong>E Giovanni &#8220;Giò&#8243; Ongaro?<br />
<em>Cristian &#8211; Hervé:</em></strong> Giò, diventato famoso per il suo proverbiale culo con condizioni metereologiche sempre ottime, si è preso, purtroppo, la sua dose di sfiga tutta in una volta.</p>
<p><strong>Sempre su Giò&#8230; quali sono stati i vostri pensieri-flash prima, durante, subito dopo e ancora dopo della scarica (o montagna) di ghiaccio che gli è piovuta addosso?<br />
<em>Cristian:</em></strong> prima sembrava fosse il giorno perfetto per la vetta e poi, in pochi minuti tutto si è trasformato in incubo. Subito dopo non abbiamo pensato, eravamo costretti ad agire.<br />
<em><strong>Hervé:</strong> </em>Quando mi urlava di rimettergli in sede le dita pensavo che gli avrei demolito la mano. Poi passato quell&#8217;attimo con Cristian abbiamo eseguito un soccorso perfetto.</p>
<p><strong>Ora tocca a mister Piergiorgio&#8230; qual è la vostra personale &#8220;scheda&#8221; del convitato di pietra&#8230; o meglio della grande parete?</strong><br />
<strong><em>Hervé:</em></strong> A vederlo da lontano sembra sano, robusto, bello&#8230; Poi si trasforma in una decadente lavagna di granito&#8230; Su quasi mille metri di parete, abbiamo contato solo tre tiri arrampicabili su roccia &#8220;abbastanza buona&#8221;. Per capirci: dei famosi tiri scalati dai Ragni nel 95/96 solo tre erano ancora presenti. Gli altri erano come per magia spariti. Al loro posto solo lame marce o placche completamente lisce.<a href="/wp-content/uploads/2009/03/piergiorgiobarmasse.jpg" rel="lightbox[1]" title="piergiorgiobarmasse"><img class="aligncenter size-medium wp-image-201" title="piergiorgiobarmasse" src="/wp-content/uploads/2009/03/piergiorgiobarmasse-225x300.jpg" alt="piergiorgiobarmasse" width="225" height="300" /></a><br />
<strong><br />
Facciamo i seri, e parliamo da alpinisti veri&#8230; erano necessarie quelle corde fisse all&#8217;inizio <img src='/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </strong><br />
<strong><em>Hervé:</em></strong> Penso che le corde fisse o una portaledge siano un mezzo artificiale per proseguire su una parete che altrimenti ti obbligherebbe comunque a ridiscendere. Uno stile veloce dunque rimane per questa via un sogno. Ricordo inoltre un tentativo in portaledge da parte di un team tedesco finito dopo pochi metri a causa di un colpo di vento che ha distrutto la loro tenda da parete. Se a tutto questo aggiungiamo le continue scariche di sassi e ghiaccio&#8230;<br />
<strong><em>Cristian:</em></strong> secondo la mia espeienza di arrampicatore la qualità della roccia non permette l&#8217;arrampicata libera se non per pochi metri a tiro. Tutta la via si alterna su expanding flake, dove la scelta della protezione deve essere ponderata e non lasciata al caso, e placche lisce sulle quali si progredisce con cliff su Batuk.</p>
<p><strong>Pregi, virtù, descrizione e&#8230; numeri della nuova via<br />
<em>Hervé:</em> </strong>i pregi sono legati all&#8217;esperienza umana e dunque alla nostra amicizia che ci ha portato comunque a salire una delle ultime pareti inviolate della Patagonia.<br />
<strong><em>Cristian: </em></strong>La virtù è quella di averci fatto maturare dell&#8217;esperienza alpinistica per dei futuri progetti. Penso che siamo un gruppo affiatato e che potremo fare sicuramente delle grande belle salite. Per la statistica: Cerro Piergiorgio &#8211; Parete Nord Ovest, via &#8220;La Routa de l&#8217;Hermano&#8221; 950m; sviluppo 1150m; 29 lunghezze, 6b+ A3 ED+ (- 1110 bestemmie).</p>
<p><strong>Cristian: ora ti senti più alpinista o sei sempre il solito ginnasta tira-prese?<br />
</strong>Un po&#8217; alpinista tira prese, un professionista del jumaring e mulo da soma.</p>
<p><strong>Hervé: ma adesso (finalmente) ti senti diverso, ovvero l&#8217;anno scorso prima della partenza ti stupivi ancora che qualcuno (i giornalisti) ti rivolgessero delle domande. Ora com&#8217;è il livello della tua autostima?<br />
</strong>Sai, quando torni per il terzo anno consecutivo sulla stessa parete non sai più se da parte dei giornalisti, amici, e invidiosi, ti vengano poste domande per prenderti in giro o per curiosità. Comunque penso che alla fine abbiamo fatto una bella cosa&#8230;</p>
<p><strong>Chiudiamo con un pensiero alla Patagonia, a questa vostra esperienza e (magari) al futuro..</strong>.<br />
Per il futuro&#8230; Se il team regge (?) ne vedremo delle belle!</p>
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		<title>Cerro Piergiorgio, incidente a Giò</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2008 14:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristian</dc:creator>
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<p class="MsoNormal">&#8220;Sono circa le 17, quando il nostro sogno di salire in “cumbre” al Piergiorgio diventa un incubo, prima si avverte un forte sibilo, tipo quello che si sente nei film di fantascienza, alzo lo sguardo e vedo un&#8217;enorme massa di ghiaccio che si dirige sopra le nostre teste, riesco solo ad urlare un &#8220;occhio!&#8221;, visto che Hervè si è appena tolto il casco, poi entro nel “nidos de los condores” (così abbiamo soprannominato la nostra nicchia) il più velocemente possibile; questa è la prima sosta comoda che ci permette di stare seduti e non con le chiappe all&#8217;aria come per il resto dei 700 metri di via fin qui saliti.<a href="/wp-content/uploads/2009/06/piergiorgio13.jpg" rel="lightbox[208]" title="piergiorgio13"><img class="aligncenter size-medium wp-image-209" title="piergiorgio13" src="/wp-content/uploads/2009/06/piergiorgio13-300x225.jpg" alt="piergiorgio13" width="300" height="225" /></a></p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Non è la prima “frana” di ghiaccio che passa sopra le nostre teste, di solito ci si avvicina alla parete il più possibile e si aspetta che passi, sempre con la fronte aggrottata, aspettando il blocco che ti colpisce. Il tutto dura una trentina di secondi, ma adesso, dopo che sono passati i pezzi più grossi, sento Giò che urla come un forsennato che è stato colpito a tutte e due le mani. Urla di dolore, e chiede di essere calato il più possibile velocemente in sosta.</p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Lo calo più in fretta che posso, e la scena che si presenta ai nostri occhi è abbastanza agghiacciante: la mano destra completamente gonfia come un pallone, ma la sinistra è messa decisamente peggio, il metatarso è praticamente finito nel polso e la mano è piatta come una sogliola. Giò urla di tirargli le dita e cercare di rimettere a posto la lussazione, Hervè comincia a tirare e dopo qualche tentativo la mano comincia a prendere una forma più normale. Giò adesso sembra più tranquillo, anche se comunque ha le due mani completamente fuori uso.<a href="/wp-content/uploads/2009/06/gio-bn-2-incidente.jpg" rel="lightbox[208]" title="gio-bn-2-incidente"><img class="aligncenter size-full wp-image-210" title="gio-bn-2-incidente" src="/wp-content/uploads/2009/06/gio-bn-2-incidente.jpg" alt="gio-bn-2-incidente" width="250" height="290" /></a></p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Cominciamo a rimettere via il materiale e a organizzare una ritirata tutt&#8217;altro che semplice, visto che la parete è sempre leggermente strapiombante e molte calate sono anche in traverso. Via radio riusciamo ad avvisare anche Mario che è alle tende. Lo informiamo sull&#8217;accaduto, e gli diciamo di smontare il campo perché bisogna portare Giovanni il più velocemente possibile a Chalten, perché nel frattempo le mani continuano a gonfiarsi a dismisura e siamo preoccupati che la cosa possa ancora peggiorare.</p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Cominciamo a calarci e insieme cala anche un po&#8217; la tensione, tanto basta per cominciare a fare qualche battuta su chi dei due dovrà aiutarlo nei bisogni fisiologici, io mi calo per primo sulle statiche con un cordino collegato con Giovanni, quando arrivo in sosta Hervè lo cala e io col cordino lo recupero a ogni sosta, una volta recuperato comincio a scendere alla sosta successiva, Hervè lo raggiunge e via di nuovo con la stessa sequenza.</p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Alle nove e mezza circa siamo di nuovo all&#8217;attacco della via, raggiungiamo Mario, scendendo il ghiacciaio oramai marcio, visto che questa mattina alle quattro si sprofondava già fino a metà gamba. Verso le undici siamo in fondo al canale, ci aspettano “solo” i venti e passa chilometri che ci separano dalla Pietra del fraile, che raggiungiamo verso le cinque e mezza del mattino.</p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Ci buttiamo sfiniti un paio d&#8217;ore nei sacchi a pelo, orami sono più di ventisei ore che siamo in giro e dobbiamo cercare di recuperare un po&#8217; le energie, visto che per arrivare all&#8217; Hosteria del Pilar dove abbiamo la macchina dobbiamo fare un&#8217;altra passeggiata di una dozzina di chilometri. Alle otto e mezza, dopo aver mangiato un boccone, siamo nuovamente in “pista”, raggiungiamo il posto medico al Chalten dove vengono prestate le prime cure a Giovanni.</p>
<p class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal">Intanto il tempo si è messo al brutto, e per noi è una vera manna per cercare di recuperare il più possibile le energie in vista di un prossimo tentativo. Giò nel frattempo è stato mandato a Calafate per essere visitato da un ortopedico, visto che qui non ce ne sono e noi come voi aspettiamo nuove notizie… stay tuned&#8221;</p>
<p><!--EndFragment--></p>
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