La Pietra di Bismantova
Pubblicato sulla rivista Montebianco outdoor Gennaio 2001

Conoscete l’Appennino Emiliano? Montagne dolci, colline boscose, mete gastronomiche… In mezzo a tutte queste morbide forme, arrivando da Reggio Emilia o da Parma, in prossimità del paesino di Castelnovo né Monti, non può non saltarvi all’occhio, stagliato all’orizzonte, un incredibile parallelepipedo di roccia, che ricorda pressappoco un trapezio al contrario, con la sommità più larga della base, che lo rende ancora più imponente. E’ la Pietra di Bismantova, impossibile non vederla, anche Dante ne rimase colpito quando vi transitò durante il suo esilio, e la nominò poi nei suoi versi.

Questo luogo affascinante, meta da sempre di visite e pellegrinaggi, è anche da tempo uno dei tesori dell’arrampicata in Italia, e sicuramente il più interessante centro di arrampicata dell’Appennino Reggiano.

Forse non è rinomata come alcune palestre più di moda, ma è sicuramente uno dei posti più belli in cui un arrampicatore possa capitare.

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La Pietra si trova a 45 km da Reggio Emilia, sopra il paese di Castelnovo né Monti. E’ un conglomerato roccioso di arenaria compatta e lavorata dall’acqua. A seconda dei settori il suo colore varia dal grigio al giallo, al bianco, e il sole nelle diverse ore del giorno crea dei giochi di luce e cambiamenti di tonalità veramente suggestivi.

Alta più di 130 metri dal suolo, ospita sia monotiri che vie lunghe, tutte chiodate a spit. Alcune vie classiche, le prime ad aver percorso la parete, non sono accessibili a tutti per la precarietà della chiodatura, ma i “locals” col tempo stanno riattrezzando anche quelle.

Ci sono gradi per tutti i gusti, dal facile all’estremamente difficile, e l’arrampicata è quasi sempre molto tecnica, su muri verticali o leggermente strapiombanti, vie di dita su tacche piccole o svase. Gli amanti del grande strapiombo dovranno riabituarsi un po’ “all’uso soppraffino della calzatura”, e agli appigli molto contenuti! L’arrampicata però è davvero bella, di gran soddisfazione. Ci sono sia vie naturali che scavate, queste ultime soprattutto nel settore “gare nuove”, il più fisico e strapiombante, creato diversi anni fa per una gara di Coppa Italia, quando ancora le competizioni si svolgevano su pareti naturali. In tutti gli altri settori, la roccia è stata scavata solo quando non offriva alcuna possibilità di salire per l’eccessiva levigatezza. Ma le prese sono state fatte cercando di migliorare la naturale conformazione della parete, così bene e attentamente che vi sfido a distinguere le vie scavate da quelle naturali. L’artefice della maggior parte di questi lavori ultimamente è Andrea Forlini, uno dei più forti arrampicatori e dei più grandi conoscitori del luogo, un personaggio molto interessante! L’anno scorso alla Pietra ho salito un 8b da lui creato, nel vero senso della parola, in quattro mesi di lavoro. Quattro mesi a scavare, pulire dalla terra, limare, provare i movimenti e, alla fine, ne è uscito un vero capolavoro: Fiorirosa.

E oltre all’arrampicata… ai piedi della Pietra si trova un monastero, meta di visite domenicali, e un accogliente bar ristorante, indispensabile per rifocillarsi e abbeverarsi dopo un’intensa giornata sulle vie. Qui potete anche trovare la Guida all’arrampicata della Pietra di Bismantova, di Alex Stecchezzini. Poi, almeno una volta, dovete salire sulla sommità della Pietra, ci si arriva per un facile sentiero in 15 minuti. Su ti senti un po’ in cima al mondo, perché tutto intorno è più basso. Ti distendi sull’erba e ascolti il vento…

Infine la sera a Castelnuovo dovete assolutamente andare a cena da Geremia… realizzerà tutti i vostri sogni!

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